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Crittografia, Riservatezza e Spudoratezza

di Clizio Merli

Crittografia: l'arte della riservatezza

Crittografare un documento significa codificarlo in modo tale che risulti illeggibile a chi non conosce il meccanismo di codifica.

Lo scenario tipico è rappresentato da un gruppo di persone (entità) che vogliono comunicare tra di loro in modo riservato, senza che entità terze (aliene) possano capire il significato dei messaggi scambiati all'interno del gruppo.

Tenuto conto che ogni messaggio è una sequenza di caratteri, e che ogni carattere è rappresentabile in un numero compreso tra 0 e 255 (ovvero un byte), un meccanismo di codifica (crittografia) altro non è che una funzione matematica che permette di convertire la sequenza di caratteri (numeri) di un messaggio in una sequenza di caratteri (numeri) modificati. Il risultato è un nuovo messaggio che risulta incomprensibile a chiunque lo legga.

Ovviamente un meccanismo di semplice codifica non serve a nulla senza un meccanismo complementare di decodifica, ovvero una funzione matematica che permette di convertire il messaggio codificato nel messaggio originale.

Cosa distingue il meccanismo di codifica dal meccanismo di decodifica?
Su questo punto i matematici offrono, al momento, due possibili risposte:

  1. l'utilizzo di due funzioni matematiche differenti, ma complementari, associate a un solo parametro numerico, chiamato chiave di codifica/decodifica;
  2. l'utilizzo di una sola funzione matematica associata a due parametri numerici differenti ma complementari, chiamati rispettivamente chiave di codifica e chiave di decodifica.

In entrambi i casi i matematici ci offrono una soluzione con componenti di due tipi:

in due possibili combinazioni:

  1. due funzioni e una chiave
  2. una funzione e due chiavi.

Poiché il vero problema non sono le funzioni matematiche in gioco, ma le chiavi:

» Crittografia: le chiavi


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